La storia di Franca e l'Associazione La Città del Sole-Amici del Parco Trotter
La bicicletta appoggiata al nocciolo dietro la fattoria. La borsa con stampe di farfalle colorate appesa al muro dell’orto in fondo al parco, dietro i padiglioni scolastici. La cariola con i ciclamini e le violette rosse, bianche e gialle, pronta per i bambini di fronte all’aiuola, all’ingresso delle elementari. Puoi trovare segni del passaggio di Franca ovunque all’interno del Parco ex Trotter.
Minuta e sempre di corsa, è in continuo andirivieni da un angolo all’altro, con il suo intramontabile sorriso e gli occhietti che si arricciano di gioia ogni volta che un bambino si sbraccia per salutarla o una mamma la ferma per un’informazione. È la fatina di questa oasi milanese, incastonata fra via Padova e viale Monza. Così l’hanno battezzata i più piccoli, così la chiamano gli alunni che guida alla scoperta dei segreti della natura e della terra. Così la salutano all’interno dell’associazione La Città del Sole - Amici del Parco ex Trotter, nata dai genitori e gli insegnanti delle scuole attive nell’area verde che un tempo ospitava le corse dei cavalli.

Anche Franca è entrata nel gruppo grazie ai suoi due figli: «Ho iniziato a collaborare alle attività dell’associazione nel 1994, quando erano iscritti alla scuola Casa del Sole, uno alle elementari e l’altro all’asilo. Nel 1998 sono entrata nel direttivo e da allora non ho mai smesso di venire al parco e dare una mano all’associazione, anche se i miei ragazzi sono ormai cresciuti». La predisposizione al volontariato fa parte del suo dna, racconta: all’oratorio fin da piccola, poi dieci anni nella Pro Loco di Meleti, il paese in provincia di Lodi dove ha vissuto fino al 1983, quando si è sposata e trasferita a Milano.
Da oltre dieci anni è sempre presente: il lunedì e il martedì lavora nel parco l’intera giornata, gli altri giorni giusto qualche ora, un paio di riunioni serali a settimana per le attività e gli eventi dell’associazione più qualche incontro extra per il corso di teatro insieme ai genitori del gruppo “Parcoscenico”. Lei la chiama la “trotterite acuta”: una sorta di malattia che ti contagia una volta che entri in questo parco e realizzi le potenzialità di questi spazi, recuperati grazie all’intervento dell’associazione. «All’inizio le condizioni erano pessime: erba alta, foglie e rami che nessuno veniva mai a raccogliere … - ricorda - . A furia di fare pressioni, la situazione è cambiata: il parco è oggi curato da Comune e noi, in collaborazione con la scuola, ci dedichiamo a quelle strutture in cui si svolgono attività didattiche: ridiamo vita a questi spazi perché possano goderne i bambini e i genitori della scuola e, naturalmente, tutti gli abitanti del quartiere».

È andata così per l’orto, dove oggi i bambini conoscono e sperimentano stagioni e ritmi della semina, così per il farfallario, creato dietro l’edificio scolastico, dove i più piccoli assistono alla magia del ciclo di vita della farfalla. «Sono già venute anche altre scuole del circondario a visitarlo. L’idea è quella di fare pagare un euro a visita così da recuperare qualche soldino per coprirne le spese di allestimento. Una forma di autofinanziamento, come già avveniva in passato all’interno della scuola del parco - , spiega indicando le strutture che negli anni ’40 contenevano gli acquari - . I bambini allevavano i pesci nelle vasche esterne e poi li vendevano».
In questo piccolo mondo da riscoprire, Franca fa davvero di tutto: si prende cura del verde, organizza dei corsi di floricoltura e orticoltura per i più piccoli, all’interno della scuola e al di fuori dell’orario scolastico, collabora con un gruppo di anziani nella gestione della vecchia fattoria. Attraversare il parco con lei è una continua scoperta. Ogni pianta ha una storia e una sua magia: il glicine di oltre cinquant’anni che ha fatto ombra a centinaia di feste di compleanno, il nocciolo che offre riparo ai nidi più piccoli, il giardino segreto dietro le aule, il vitigno potato con troppo entusiasmo dagli anziani del gruppo. Franca cammina nel verde, quasi chiamata da una pianta o da un’altra. Ogni tappa è una nuova attività: rialzare un vaso caduto, strappare un rampicante ribelle. Ogni gesto svela una confidenza e un amore per il verde che arriva da lontano e in questa oasi verde milanese ha trovato asilo: «Sono nata in campagna e ho sempre visto i miei genitori lavorare nell’orto. Ora sento questo attaccamento alla terra ancora più forte e vorrei trasmetterlo anche ai bambini del quartiere».

L’entusiasmo di Franca non conosce confini: «Oltre al giardinaggio c’è il teatro, poi devo seguire le nuove mamme dell’associazione, avviare le nuove attività, come è capitato con lo studio dell’italiano per le mamme straniere, e poi … il mercatino dei bambini!». La chiamano a gran voce e lei si precipita. Siede al banchetto e prepara le tesserine di iscrizione per i piccoli che si presentano con giochi, figurine o vestitini che non usano più da vendere. Animatori e truccatrici intrattengono gli altri bambini in questo appuntamento fisso del martedì pomeriggio mentre i genitori volontari preparano le merende.

Anche Franca partecipa di questa festa: «Quello che amo di più nella mia attività di volontariato è lo stare con gli altri. Vengo qui per questi momenti di condivisione con altre persone: una volta con i bambini, una volta con i genitori, una volta con i nonni. Poi ci sono le mamme, le insegnanti … - svela - . Tutti loro mi hanno insegnato tanto. Prima di tutto a non lamentarmi, ad accettare quel che arriva e farlo con il cuore, a mettermi in discussione ed essere sempre positiva. A chiunque volesse provare direi di buttarsi dentro senza paure, con entusiasmo e senza scoraggiarsi mai». Franca ha un sorriso, un saluto e una parola per tutti, piccini e adulti. L’iscrizione al mercatino di un nuovo bambino, i festoni da sistemare, le piantine aromatiche da vendere ai genitori, senza dimenticare la ricetta per un buon pesto. «Ricordare tutti i nomi è un po’ difficile», sorride ma davvero conosce tutti i bambini e i genitori. E tutti conoscono lei: è la fatina del parco.
Testo di Francesca Naboni, foto di Paolo Saglia
Progetto Comunicazione Kominsky
La storia di Mariuccia e dell'associazione Avo di Monza appartiene al progetto "Volontario .. io?"di Ciessevi.